Erri De Luca

di | 28 Dicembre 2020
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Enrico De Luca, detto Erri (Napoli, 20 maggio 1950), è uno scrittore, giornalista, poeta e traduttore italiano.

Biografia

«Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca. Considero valore il regno minerale, l’assemblea delle stelle. Considero valore il vino finché dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si è risparmiato, due vecchi che si amano.»

(Erri De Luca, Valore, da Opera sull’acqua e altre poesie, Einaudi, Torino, 2002)
Il suo nome deriva da quello dello zio Harry, di cui è l’italianizzazione. Ha studiato al Liceo classico Umberto I. Nel 1968, a diciotto anni, andò a Roma e aderì a Lotta Continua. Nel 1976 lasciò l’impegno politico.

«Ho fatto il mestiere più antico del mondo. Non la prostituta, ma l’equivalente maschile, l’operaio, che vende il suo corpo da forza lavoro»

(Erri De Luca, Non ora, non qui, Feltrinelli)
Per vivere, ha svolto molti mestieri manuali, in Italia e all’estero, fu operaio qualificato, camionista, magazziniere, muratore. Fu operaio in fabbrica, muratore a Napoli dopo il terremoto, muratore in Francia, volontario in Tanzania, dove contrasse la malaria, operaio di rampa in aeroporto a Catania, muratore a Milano e a Roma, fino al 1997. Durante la guerra della ex Jugoslavia fece l’autista di convogli umanitari. Nel 1999 fu a Belgrado durante il periodo dei bombardamenti della NATO.

Ha studiato da autodidatta diverse lingue, tra cui il russo, lo swahili, lo yiddish e l’ebraico antico, da cui tradusse alcuni libri della Bibbia. Lo scopo di quelle che ha chiamato “traduzioni di servizio” non era quello di fornire il testo biblico in lingua facile o elegante, ma di riprodurlo nella lingua più simile e più obbediente all’originale ebraico.[3][4]

La pubblicazione, come scrittore, del suo primo romanzo Non ora, non qui, una rievocazione della sua infanzia a Napoli, avvenne nel 1989, a quasi quarant’anni.

Tradotto in francese, spagnolo, inglese e 30 altre lingue, tra il 1994 e il 2014 ha ricevuto il premio France Culture per Aceto, arcobaleno, il Premio Laure Bataillon per Tre cavalli, il Prix Femina étranger per Montedidio, il Premio Petrarca in Germania, Le Prix Européen de la Littérature a Strasburgo, il Premio Leteo in Spagna, il Premio Jean Monnet in Francia. Ha collaborato con articoli di opinione a diversi giornali (La Repubblica, Il Corriere della Sera, Il manifesto, Avvenire).

Nel 2003 ha fatto parte della giuria della 56ª edizione del Festival di Cannes, presieduta dal regista francese Patrice Chéreau, che ha assegnato la Palma d’oro per il miglior film a Elephant di Gus Van Sant.

Il critico letterario del Corriere della Sera Giorgio De Rienzo in un articolo del 2009 lo ha definito “scrittore d’Italia del decennio”.[5]

Ha scritto anche di montagna, della quale si è più volte definito un grande amante. Fu suo padre, un anziano militare del corpo degli Alpini, a trasmettergli questa passione. È conosciuto nel mondo dell’alpinismo e dell’arrampicata sportiva. Nel 2002 è stato il primo ultracinquantenne a superare un 8b, alla Grotta dell’Arenauta di Gaeta (8b+).[6] Nel 2005 ha partecipato a una spedizione himalayana con l’amica Nives Meroi, esperienza narrata nel libro Sulla traccia di Nives. È amico e coetaneo di Mauro Corona, con il quale condivide sia la passione sportiva che quella letteraria. Nel 2014, è stato membro della giuria del Piolet d’Or, un premio francese di alpinismo[7].

Nel 2009, durante la presentazione di un libro dell’ex brigatista Barbara Balzerani le parole con cui definì il periodo degli anni di piombo come una “piccola guerra civile” fecero discutere.[8]

Si è dedicato al sociale e occupato anche delle tematiche dell’emigrazione.

Con la giornalista Chiara Sasso, Wu Ming 1, Ascanio Celestini, Claudio Calia, Simone Tufano, Zerocalcare, ha partecipato alla scrittura del libro Nemico pubblico. Oltre il tunnel dei media: una storia No Tav di cui ha scritto l’introduzione, a sostegno dei diritti degli abitanti del territorio della Val di Susa e delle loro istanze sostenute anche dal movimento No TAV. Per alcune frasi, rilasciate in un’intervista del settembre 2013 contro i cantieri TAV[9] è stato rinviato a giudizio per istigazione a delinquere.[10] Il processo che vede come parti la LTF – Lyon Turin Ferroviaire S.A.S. che ha in appalto la costruzione della grande opera e lo scrittore, è iniziato il 28 gennaio 2015.

Sul suo pamphlet, La parola contraria, ha spiegato le sue ragioni e ha sostenuto il diritto alla libertà di parola.[11][12] In sostegno a De Luca è stato anche firmato un appello di 65 personalità del cinema europeo tra cui Wim Wenders, Claudio Amendola, Mathieu Amalric, Constantin Costa-Gavras e Jacques Audiard;[13] in suo favore si sono impegnati anche il Presidente francese François Hollande che ha difeso lo scrittore raccogliendo una petizione sottoscritta anche da Salman Rushdie[14] e molti altri come Alessandro Gassmann, Fiorella Mannoia, Luca Mercalli e Alex Zanotelli.[15] Il 19 ottobre 2015 è stato assolto perché il fatto non sussiste.[16]

Con la nipote Aurora ha portato in teatro uno spettacolo intitolato In viaggio con Aurora.[17][18]

Nel 2019 figura tra i protagonisti del documentario Alé in cui racconta la sua esperienza di arrampicatore e “frequentatore di montagne”, come si descrive lui stesso.

Vive nella campagna romana, a pochi chilometri dal Lago di Bracciano.

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