Sigmund Freud

di | 11 Gennaio 2021

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Sigismund Schlomo Freud, noto come Sigmund Freud, IPA: [‘zɪkmʊnt ‘fʀɔ͡ʏt] (Freiberg, 6 maggio 1856 – Hampstead, 23 settembre 1939) è stato un neurologo, psicoanalista e filosofo austriaco, fondatore della psicoanalisi, sicuramente la più famosa tra le correnti teoriche e pratiche della psicologia.

schedaSigmundFreud

È noto per aver elaborato una teoria scientifico-filosofica, secondo la quale i processi psichici inconsci esercitano influssi determinanti sul pensiero, sul comportamento umano e sulle interazioni tra individui: di formazione medica, tentò di stabilire correlazioni tra la visione dell’inconscio, rappresentazione simbolica di processi reali, e delle sue componenti con le strutture fisiche della mente e del corpo umano, teorie che hanno trovato parziale conferma anche nella moderna neurologia e psichiatria.

Nella psicoanalisi l’impulso sessuale infantile e le sue relazioni con il rimosso sono alla base dei processi interpretativi. Molti dissensi dalle teorie di Freud, e quindi indirizzi di pensiero alternativi (Adler, Jung e altri) nascono dalla contestazione del ruolo, ritenuto eccessivo, riconosciuto da Freud alla sessualità.

In un primo momento si dedicò allo studio dell’ipnosi e dei suoi effetti nella cura di pazienti psichiatrici, influenzato dagli studi di Joseph Breuer sull’isteria, in particolare dal caso Anna O. (ossia Bertha Pappenheim, futura fondatrice dei movimenti di assistenza sociale e di emancipazione femminile), al quale s’interessò sulla base delle considerazioni di Charcot, che individuava nell’isteria un disturbo della psiche e non una simulazione, come ritenuto fino ad allora. Dalle difficoltà incontrate da Breuer nel caso, Freud costruì progressivamente alcuni principi basilari della psicoanalisi relativi alle relazioni medico-paziente: la resistenza e il transfert.

Di questo periodo furono le intuizioni che formano il nucleo della psicoanalisi: il metodo d’indagine mediante l’analisi di associazioni libere, lapsus (da cui il lapsus freudiano), atti involontari, atti mancati e l’interpretazione dei sogni, e concetti come la pulsione (Eros e Thanatos), il Complesso di Edipo, la libido, le fasi dello sviluppo psicosessuale e le componenti dell’inconscio e della coscienza: Es, Io, Super-Io, in sintesi: Es è il subconscio istintivo, primordiale, derivante dalla natura umana e spinto dalle pulsioni sessuali, Io rappresenta la parte emersa, cosciente (secondo Freud situato nella corteccia cerebrale), Super-Io una super-coscienza maturata dalla “civilizzazione” dell’uomo, il codice di comportamento (questa suddivisione richiama certe teorie neuroscientifiche come il Triune Brain).

Le idee e le teorie di Freud – viste con diffidenza negli ambienti della Vienna del XIX secolo – sono ancor’oggi dibattute, non solo in ambito medico-scientifico, ma anche accademico, letterario, filosofico e culturale. Molti hanno messo in discussione l’efficacia terapeutica della psicoanalisi. Di questo fatto, lo stesso Freud era probabilmente consapevole, affermando che la psicoanalisi era una valida terapia, ma sarebbe poi stata superata da altre teorie della mente più raffinate ed evolute.

Biografia

Sigismund Schlomo Freud nacque a Freiberg, nell’Impero austriaco regione della Moravia-Slesia (nella cittadina oggi nota come Příbor e parte della Repubblica Ceca) secondo figlio di Jacob Freud e della sua terza moglie Amalia Nathanson (1835-1930) proveniente da Leopoli. Jacob, ebreo e commerciante di lana proveniente da Ivano-Frankivs’k, città della Galizia nella moderna Ucraina, si trasferì a Vienna nel 1860, a causa di sconvolgimenti politico-economici.[8]Jacob Freud da un precedente matrimonio aveva avuto due figli, Emanuel e Philipp che vivevano con lui e avevano all’incirca la stessa età della giovane matrigna. Emanuel era sposato e aveva un figlio, John, di un anno maggiore di Sigmund.

Il giovane Freud e la madre
Nel 1877, a 21 anni, Sigismund abbreviò il suo nome in Sigmund, con il quale sarà conosciuto d’ora in poi. Il giovane Sigmund non ricevette dal padre un’educazione tradizionalista, eppure già in giovanissima età si appassionò alla cultura e alle scritture ebraiche, in particolare allo studio della Bibbia. Questi interessi lasciarono notevoli tracce nella sua opera, anche se Freud divenne presto ateo e avversò tutte le religioni, come lui stesso ben esplica nel suo L’avvenire di un’illusione. Nella Vienna di quel periodo erano presenti forti componenti antisemite e ciò costituì per lui un ostacolo, che non riuscì però a limitare la sua libertà di pensiero. Dalla madre e dal padre ricevette i primi rudimenti. Poi fu iscritto ad una scuola privata e dall’età di nove anni frequentò con grande profitto per otto anni l’Istituto Superiore “Sperl Gimnasyum”.

Sino alla maturità, conseguita a diciassette anni, dimostrò grandi capacità intellettuali tanto da ricevere una menzione d’onore. Nel 1873 si iscrive alla facoltà di medicina dell’Università di Vienna rettore Karl von Rokitansky . Durante il corso di laurea maturò una crescente avversione per gli insegnanti che considerava non all’altezza; offeso per essere discriminato in quanto ebreo sviluppò un senso critico che, di fatto, ritardò l’ottenimento della sua laurea in Medicina e Chirurgia (conseguita nel marzo 1881). Successivamente lavorò nel laboratorio di zoologia diretto da Ernst Wilhelm von Brücke, qui prese contatto con il darwinismo, e iniziò la sua amicizia con l’internista Josef Breuer.

Il lavoro di ricerca però non lo soddisfaceva e dopo due anni cambiò lavoro e conobbe Brücke, nell’Istituto di fisiologia, dove condusse importanti ricerche nel campo della neuro-istologia degli animali in cui dimostrò che gli elementi cellulari del sistema nervoso degli invertebrati sono morfologicamente identici a quelli dei vertebrati . Freud lasciò l’istituto dopo sei anni di permanenza, anche se le ricerche effettuate gli assicuravano una carriera nel settore, perché era animato da grande ambizione e valutava troppo lenti i successi conseguibili in quel campo. Freud fu enormemente colpito da Brücke, tanto che nella sua autobiografia lo cita come colui che maggiormente influì sulla sua personalità.

La casa di Freud al n. 19 della Berggasse a Vienna
L’aspirazione all’indipendenza economica lo spinse a dedicarsi alla pratica clinica, lavorando per tre anni presso l’Ospedale Generale di Vienna con pazienti affetti da turbe neurologiche. Questa disciplina, molto più remunerativa, gli avrebbe permesso di sposare Martha Bernays, parente del celebre spin doctor Edward Bernays con il quale Sigmund Freud ebbe una cospicua corrispondenza epistolare. Fu mentre lavorava in questo ospedale, nel 1884, che Freud cominciò gli studi sulla cocaina, sostanza allora sconosciuta.

Scoperto che la cocaina era utilizzata dai nativi americani come analgesico, la sperimentò su se stesso osservandone gli effetti stimolanti e privi, a suo dire, di effetti collaterali rilevanti. La utilizzò in alternativa alla morfina per curare un suo caro amico, Ernst Fleischl, divenuto morfinomane in seguito ad una lunga terapia del dolore. Ma, la conseguente instaurazione della dipendenza da essa, più pericolosa della morfina, fece scoppiare un caso che costituì una macchia nella sua carriera, anche in considerazione del fatto che un altro ricercatore, utilizzando i suoi studi, sperimentò la cocaina quale analgesico oftalmico, ricavandone rilevanti riconoscimenti in ambito internazionale. Rinunciò pertanto alle forti aspettative di ricavare successo da queste ricerche.

Il caso di Fleischl, che ebbe numerosi episodi paranoidei, nonché allucinazioni e deliri, spinsero il medico a pubblicare il saggio: “Osservazioni sulla dipendenza e paura da cocaina”. Dopo la pubblicazione smise di farne uso e di prescriverla. Nel 1885 ottenne la libera docenza e ciò gli assicurò facilitazioni nell’esercizio della professione medica. La notorietà e la stima dei colleghi gli permisero una facile carriera accademica, sino ad ottenere la cattedra di professore ordinario. È sempre di quest’anno la notizia della distruzione delle sue carte personali, avvenimento che si ripeté nel 1907. Successivamente, le sue carte furono attentamente custodite negli “Archivi Sigmund Freud” e gestite da Ernest Jones, suo biografo ufficiale e da alcuni membri del circolo psicoanalitico.

Il lavoro di Jeffrey Moussaieff Masson portò chiarimenti e una feroce critica sulla natura del materiale soppresso. Nel biennio 1885-1886 iniziò gli studi sull’isteria e con una borsa di studio si recò a Parigi, dove era attivo Jean-Martin Charcot. Questi, sia per i suoi metodi che per la sua forte personalità, suscitò notevole impressione sul giovane Freud. Le modalità di cura dell’isteria attraverso l’ipnosi, insegnatagli da Charcot, furono applicate da Freud dopo il rientro a Vienna, ma i risultati furono deludenti, tanto da attirarsi le critiche di numerosi colleghi. Il matrimonio con Martha Bernays era stato più volte rimandato a causa di difficoltà che apparivano a Freud insuperabili e quando, il 13 maggio 1886, riuscì a sposarsi, visse l’avvenimento come una grossa conquista.

Un anno dopo (1887) nacque la prima figlia, Mathilde, seguita da altri cinque figli, di cui l’ultima, Anna, diventò un’importante psicoanalista. Nel 1886 iniziò l’attività privata aprendo uno studio a Vienna; utilizzò le tecniche allora in uso, quali le cure termali, l’elettroterapia, l’idroterapia e, tecnica in uso dal 1700 ritenuta in grado di agire sul sistema nervoso, ma priva di risultati apprezzabili, la magnetoterapia. Utilizzò allora la tecnica dell’ipnosi e, per migliorare la stessa, compì un altro viaggio in Francia, a Nancy, ma non ottenne i risultati che si aspettava. Il 23 settembre 1897 venne iniziato nella loggia dei Figli dell’Alleanza B’nai B’rith (associazione filantropica ebraica) di Vienna, un anno dopo la fondazione.

Freud era professore di neuropatologia, e le teorie sulla psicoanalisi avevano poco eco e considerazione nella scuola di medicina dell’epoca. Una chiave di volta nel processo evolutivo delle teorie di Freud fu l’incontro con Josef Breuer – importante fisiologo che poi, in diverse circostanze, sostenne Freud anche finanziariamente – intorno al caso di Anna O.. Breuer curava l’isteria della paziente attraverso l’ipnosi nel tentativo di guarirla da sintomi invalidanti tra i quali un’idrofobia psicogena. Sono di questo periodo le prime intuizioni sui ricordi traumatici. Il metodo, definito catartico – che fu descritto nel 1895 in Studi sull’isteria di Breuer e altri – venne successivamente utilizzato in modo sistematico da Freud.
Generalmente si usa datare la nascita della psicoanalisi con la prima interpretazione di un sogno scritta da Freud, un suo sogno della notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, riportato anche ne L’interpretazione dei sogni come “il sogno dell’iniezione di Irma”. La sua interpretazione rappresentò l’inizio dello sviluppo della teoria freudiana sul sogno. L’analisi dei sogni segna l’abbandono del metodo ipnotico utilizzato in quella fase del suo sviluppo, che a ragione si può definire l’inizio della psicoanalisi.

Altri legano la nascita della psicoanalisi alla prima volta in cui Freud usò il termine “psicoanalisi”, cioè nel 1896 dopo aver svolto un’esperienza di 10 anni nel settore della psicopatologia, quando scrisse due articoli nei quali, per la prima volta, parla esplicitamente di “psicoanalisi” per descrivere il suo metodo di ricerca e trattamento terapeutico. La psicoanalisi è la traduzione dal tedesco del neologismo impiegato da Freud dal 1896 per indicare:

un procedimento per l’indagine di processi mentali altrimenti inaccessibili;
un metodo terapeutico che trae le sue origini dall’indagine psicoanalitica avente per fine la cura delle nevrosi;
un insieme di concezioni psicologiche (teoria della psiche).
Sebbene oggi la paternità del metodo psicoanalitico sia attribuita a Freud, egli, nella prima conferenza a Boston, riconobbe che l’eventuale merito non sarebbe spettato a lui, bensì al dottor Joseph Breuer, il cui lavoro è antecedente agli studi di Freud e ne costituisce il punto di partenza.

L’internazionale della psicoanalisi
Dopo aver pubblicato l’articolo “Morale sessuale e le malattie nervose moderne”, nel quale espresse le sue riflessioni sulla civiltà, Freud nel 1909 venne invitato negli Stati Uniti insieme allo psichiatra svizzero Carl Gustav Jung e all’ungherese Sándor Ferenczi. Poco dopo a New York si aggiunse a loro Ernest Jones, giunto dall’Inghilterra.

Sigmund Freud nel 1905
In questo contesto ebbero luce le “Cinque conferenze sulla psicoanalisi”. Freud aveva 53 anni e alla Clark University fu insignito del titolo di Dottore. Inoltre Freud ebbe modo di incontrare il filosofo statunitense William James.

Secondo una versione diffusa della storia della psicoanalisi, in Europa il discorso freudiano era tacciato di “delirio”, di ossessione per il sesso e di rovina della società mettendo in piazza indecenze e perversioni. Secondo alcuni, c’era l’impressione che la comunità umana rifiutasse il suo discorso e che volesse ridurre lui e i suoi seguaci al silenzio per impedir loro di nuocere. Questa “folla inferocita” non avrebbe spaventato il medico viennese; anni dopo egli accusò Jung di codardia, invitandolo a non utilizzare più il termine ‘psicoanalisi’ per le sue teorie, basate su una teoria della libido desessualizzata; Jung allora utilizzerà il termine “psicologia analitica”.

Tuttavia, lo storico della psicologia Allen Esterson, criticando il resoconto del neuroscienziato Mark Solms secondo il quale le idee di Freud sull’esistenza di pulsioni animali primitive negli umani avevano scandalizzato i suoi contemporanei vittoriani, ha scritto:
«questo resoconto mirante a dare un quadro complessivo della situazione a quei tempi è stato confutato talmente tante volte dagli studiosi che hanno condotto ricerche su quel periodo che si dispera che i veri fatti riusciranno mai a penetrare il mondo ermeticamente chiuso dei tradizionalisti psicoanalitici.»

Secondo Catherine Meyer,
«[Frank J.] Sulloway[12] giunse a stabilire che gli elementi principali della teoria freudiana della sessualità – la ‘bisessualità’, le ‘zone erogene’, la ‘perversione polimorfa’, la ‘regressione’, la ‘libido’, la ‘rimozione primaria’ ecc. – provenivano in linea più o meno diretta dalla sessuologia dell’epoca (Krafft-Ebing, Albert Moll, Havelock Ellis), il che demoliva allo stesso tempo il mito dell’isolamento intellettuale di Freud e del preteso ‘puritanesimo’ dei suoi colleghi.»

Negli Stati Uniti, Freud si sarebbe sentito più a suo agio anche se in seguito (1925) confessò che là, dove la “dottrina del comportamento” si vantava di aver eliminato la psicologia, la portata del suo pensiero era abbondantemente annacquata.

Nel 1910, il Congresso di Norimberga (30 e 31 marzo) istituì un’organizzazione internazionale per coordinare le associazioni psicoanalitiche nazionali. Il congresso era stato organizzato da Carl Gustav Jung, che veniva visto come il successore di Freud alla guida del movimento psicoanalitico. Freud stesso, in questa occasione, fece pressione affinché la presidenza dell’internazionale della psicoanalisi venisse affidata a Jung. Alfred Adler e Wilhelm Stekel invece s’incaricarono del giornale dell’associazione “Zentralblatt für Psychoanalyse” (Rivista centrale di psicoanalisi). In seguito, a questa rivista si affiancò “Imago”, che trattava gli aspetti non direttamente medici della psicoanalisi ed era diretta da Freud. Già allora circoli medici legati alla psicoanalisi erano presenti a Berlino, Vienna, Zurigo, Budapest, Bruxelles, Stati Uniti, Russia, Francia, Italia e Australia.

Con questi medici e psicoanalisti, che costituivano l’avanguardia del nuovo movimento di pensiero del novecento, ai quali bisognerebbe aggiungere l’insieme numeroso e sofferente dei loro pazienti, “materia prima” della “nuova scienza”, Freud cominciò a intessere una fitta e costante corrispondenza per garantire coerenza e avvenire al movimento. Nel 1910 ci fu un’altra novità, il primo tentativo di biografia psicoanalitica, quel Un ricordo infantile di Leonardo da Vinci che costituisce, come confessò Freud, “la sola cosa piacevole che io abbia mai scritto”.

Rapporti con alcuni contemporanei
Freud ed Einstein
Nel 1926 Freud, che per ragioni di salute fu costretto a ridurre a tre il numero dei pazienti che trattava ogni giorno, compì settant’anni e per il suo compleanno giunsero al n. 19 della Berggasse telegrammi e lettere di felicitazioni da ogni parte del mondo, tra cui quello di Albert Einstein. Fu nel dicembre di quell’anno che Freud, recandosi a Berlino per rivedere figli e nipoti, incontrò per la prima volta Einstein e sua moglie, andati da lui a fargli visita.

Freud commentò in margine al loro colloquio, protrattosi per due ore: “È vivace, sicuro di sé, piacevole. Di psicologia ne capisce quanto me di fisica, tanto che abbiamo avuto una conversazione molto scherzosa”.

L’idea diffusa secondo cui Einstein era un ammiratore di Freud è erronea, come ha fatto notare A. H. Esterson: in una lettera a uno dei suoi figli nei primi anni trenta Einstein scrisse che non era rimasto convinto dalle opere di Freud e che riteneva i suoi metodi dubbi se non fraudolenti. Nel 1933 infine, a richiesta della Società delle Nazioni, venne pubblicata una discussione con Einstein sul tema: “Perché la guerra?”. Freud, al contrario di Einstein, affermò l’impossibilità della fine delle guerre, in quanto l’aggressività, fondamento di ogni guerra, è radicata nell’uomo.

Vi erano anche delle vedute comuni; come lo stesso Einstein, Freud non volle supportare attivamente il sionismo (né moralmente né finanziariamente), poiché aveva delle riserve sulla creazione di uno Stato ebraico nella Palestina sotto mandato britannico. Einstein, nonostante non credesse nell’ebraismo, si sentiva profondamente ebreo, come anche Freud:
«Posso dire di sentirmi lontano dalla religione ebraica come da tutte le religioni. Per contro ho sempre avuto molto forte il senso di appartenenza al mio popolo, che ho cercato di coltivare anche nei miei figli. (…) Ciò che mi legava all’ebraismo era (…) non la fede, e nemmeno l’orgoglio nazionale (…). Ho sempre cercato di reprimere l’orgoglio nazionale, quando ne sentivo l’inclinazione (…). Ma tante altre cose rimanevano che rendevano irresistibile l’attrazione per l’ebraismo e gli ebrei, molte oscure potenze del sentimento»»

Freud e Lou Andreas Salomé

Lou Von Salomé, Paul Rée e Nietzsche nel 1882
Sicuramente Lou Andreas Salomé, una delle muse ispiratrici più enigmatiche dell’Ottocento, diede modo anche a Freud di rinnovare le proprie idee. Grande catalizzatrice di idee innovative, Salomé, dopo le frequentazioni con Rainer Maria Rilke, Friedrich Nietzsche, Jung, ebbe modo di incontrare anche Freud. Dal loro confronto Freud smorzò quella che fino ad allora era rimasta la concezione primaria delle sue teorie, la libido come motore della vita dell’uomo. Infatti, nel suo saggio Psicologia e Metapsicologia espose per la prima volta la dualità tra pulsione di vita e pulsione di morte usando a modello dell’uomo un globo sulla cui superficie, la coscienza filtra il mondo pulsionale, l’essenza del “globo”, giunto dal mondo esterno vero e proprio.

Un’essenza che nasconde la lotta tra volontà alla vita e all’aggregazione, da un lato, e alla morte e disgregazione dall’altro. È doveroso ricordare che un altro personaggio femminile del primo Novecento, Sabina Spielrein, ebrea russa ricoverata alla clinica Burghölzli, curata da Jung e diventata poi essa stessa psicoanalista, fu la prima a scrivere sulla pulsione di morte, e Freud la citò in una nota di Al di là del principio di piacere.

Collaborazione e rottura con Jung
Il citato rapporto con Jung è un elemento biografico importante, che è stato anche psicanalizzato, riconoscendo in esso una sorta di complesso di Edipo di Jung contro il padre “professionale” Freud. Nel 1912 Jung pubblicò il suo testo fondamentale Trasformazioni e simboli della libido, dove erano presenti i primi disaccordi teorici con Freud assieme al primo abbozzo di una concezione finalistica della psiche. I disaccordi continuarono nelle conferenze sulla psicoanalisi (Fordham lectures) tenute da Jung lo stesso anno a New York.

L’aspetto centrale delle differenze teoriche risiedeva in un diverso modo di concepire la libido: mentre per Freud il “motore primo” dello psichismo risiedeva nella pulsionalità sessuale, Jung proponeva di riarticolare ed estendere il costrutto teorico di libido, rendendolo così comprensivo anche di altri aspetti pulsionali costitutivi “dell’energia psichica”.

La “sessualità” da costrutto unico e centrale (metapsicologia freudiana) passa a essere costrutto importante ma non esclusivo della vita psichica (punto di vista junghiano). La libido è energia psichica in generale, motore di ogni manifestazione umana, sessualità ma non solo. Essa va al di là di una semplice matrice istintuale proprio perché non è interpretabile solo in termini causali. Le sue “trasformazioni”, necessarie a spiegare l’infinita varietà di modi in cui si dà l’uomo, sono dovute alla presenza di un particolare apparato di conversione dell’energia, la funzione simbolica.

Il conflitto tra Freud e Jung crebbe al quarto congresso dell’Associazione Psicoanalitica, svoltosi a Monaco nell’agosto del 1913 contro le posizioni psicoanalitiche espresse da Janet durante la sessione dedicata alla psicoanalisi. Nell’ottobre successivo si ebbe la rottura ufficiale, e Jung si dimise dalla carica di direttore dello “Jahrbuch”. Ad aprile 1914 si dimise da presidente dell’Associazione e uscì definitivamente dal movimento psicoanalitico.

La psicoanalisi, creatura i cui meriti di gestazione erano ascritti al solo Freud, per la cui nascita aveva pagato con l’isolamento e l’ostracismo da parte del mondo accademico, nuova via della conoscenza, per Jung era divenuta più importante dello stesso padre che l’aveva generata. Era nata dal lavoro di Freud e adesso si trattava di farla crescere.

L’aspetto che più li differenziava era la concezione dell’inconscio. Per Freud l’inconscio alla nascita era vuoto e durante la vita si riempiva di quanto per la coscienza era “inutile” o dannoso per l’Io (rimozione). Invece per Jung la coscienza nasceva dall’inconscio, che aveva quindi già una sua autonomia. Inoltre, per Jung, la psicoanalisi di Freud teneva poco conto della persona nel suo contesto vitale. Invece Jung, che dava importanza alla persona e al suo contesto, fondò la “psicologia analitica”, che voleva essere uno strumento per guarire da patologie psichiche ed una concezione del mondo, o meglio, uno strumento per adattare la propria anima alla vita e coglierne le potenzialità di espressione e specificità individuale. Chiamò questo percorso “individuazione”.

Al concetto di individuazione si lega la nozione di archetipo e tutte le altre costruzioni teoriche junghiane. Freud accusò Jung di essere monista anziché dualista, quindi di sconvolgere il principio dell’Eros contro Thanatos, con le relative pulsioni di vita e di morte (la libido e destrudo), ecc., proponendo una libido come unica energia, non solo sessuale, dell'”inconscio collettivo”, che prende molteplici forme; inoltre lo accusò di avergli plagiato i concetti (ad esempio l’Es trasformato in Ombra) e di altre scorrettezze, come l’eccessivo peso, a detta di Freud, dato da Jung al paranormale e alle religioni.

«La nostra concezione, che è stata sin dall’inizio dualista, lo è più che mai oggi, che abbiamo sostituito all’opposizione tra pulsioni dell’io e pulsioni sessuali quella tra pulsioni di vita e pulsioni di morte. La teoria della libido di Jung è, al contrario, monista; il fatto che egli abbia chiamato libido l’unico moto pulsionale che ammette, è destinato a creare confusione, ma non può toccarci in alcun modo.»

(Freud su Jung e la sua scuola)
Jung tenterà comunque, una volta posto alla guida dell’Associazione psicoanalitica, dopo che essa aveva escluso gli ebrei per ordine dei nazisti, di proteggere Freud e gli psicoanalisti di origine israelita dalla persecuzione antisemita, gli manderà persino del denaro, che Freud rifiuterà sdegnosamente, in quanto considerava l’ex allievo un «antisemita». Benché Jung commemorasse poi Freud con un necrologio dopo la morte nell’esilio di Londra, la frattura non si comporrà mai.

Psicoanalisi e Surrealismo: Freud, Dalì e Breton
A Londra Freud incontrò Salvador Dalí, uno dei più importanti esponenti dell’avanguardia artistica del surrealismo, il movimento culturale fondato da André Breton. L’artista spagnolo fu accompagnato a far visita a Freud dallo scrittore esule Stefan Zweig, il loro incontro avvenne in un caffè, dove Dalí, su un tovagliolo, fece rapidamente un ritratto di Freud, che ne rimase stupito.

In merito a questo incontro con il pittore surrealista, Freud scrive a Zweig:

«Finora, ero portato a considerare completamente insensati (o diciamo al 95% come per l’alcool) i surrealisti, che pare mi avessero adottato quale santo patrono. Questo giovane spagnolo con i suoi occhi candidi e fanatici e la sua innegabile padronanza tecnica mi ha fatto cambiare idea.»

Dalì rimarrà l’unico surrealista davvero stimato da Freud, che forse incontrò, rimanendone solo incuriosito e niente più, anche il caposcuola André Breton, scrittore che mal sopportava invece l’artista spagnolo, a causa delle sue idee politiche ritenute conservatrici.

“Analisi terminabile e analisi interminabile” (1937)
Durante lo sviluppo della disciplina psicoanalitica, in Freud si faceva sempre più chiaro che questa sua “figlia” era qualcosa che andava ben oltre una semplice psicoterapia come era invece nei suoi intenti iniziali di medico. Così scrive infatti nel 1925:
«Probabilmente il futuro stabilirà che l’importanza della psicoanalisi come scienza dell’inconscio oltrepassa di gran lunga la sua importanza terapeutica.»

Partendo dal confronto con i problemi psicoterapeutici, la psicoanalisi si era mossa lentamente verso il superamento della semplice psicoterapia. Più in là, due anni prima di morire, in Analisi terminabile e interminabile Freud pose una delle questioni, se non la questione fondamentale della psicoanalisi, nota con le parole di Freud come problema del “fondo roccioso della psicoanalisi”, ovvero dell’impossibilità o per lo meno della difficoltà a proseguire il lavoro psicoanalitico oltre un certo limite.

Freud e la figlia Anna
Detto in altri termini, Freud si riferisce al fatto che la psicoanalisi è impotente davanti alla realtà biologica. Quando cioè il paziente pone domande che affrontano l’aspetto biologico della divisione sessuale, l’analisi diventava interminabile. Tuttavia è proprio in questa questione capitale che si cela, quale implicazione, un’altra questione: quella della funzione adattativo-conservatrice della psicoanalisi che ha attraversato tutta la storia della psicoanalisi e ricevuto le critiche più attente da parte di coloro che considerano l’umanità impegnata in altre vie per la propria trasformazione oltre lo status quo.

Una parte delle critiche alla psicoanalisi infatti proveniva da coloro che al contrario si domandavano se la psicoanalisi costituisse una vera e propria pratica rivoluzionaria conseguentemente evolutiva o se invece fosse una semplice pratica normativa e adattativa, atta a esorcizzare ogni naturale movimento eversivo.

L’esilio a Londra
Quando nel 1933 Hitler prendeva il potere in Germania, le origini ebraiche di Freud costituirono un problema. Nello stesso anno, il suo nome entrò nella lista di autori le cui opere dovevano essere distrutte. La situazione diventò seria a partire dal 1938, anno in cui l’Austria venne annessa al Terzo Reich. La figlia Anna fu arrestata brevemente dalla Gestapo; i nazisti cominciarono a vessare Freud, che spesso dette loro somme di denaro per cacciarli da casa propria, dove di frequente facevano irruzione. All’inizio si accontentavano di questo, ma presto la situazione diverrà insostenibile.

A Freud venne data la possibilità di compilare una lista di persone da salvare dalle leggi razziali e quindi dalla futura deportazione (di cui ancora non si parlava) e i nazisti acconsentirono alla sua emigrazione (come era d’uso nella Germania nazista prima della decisione di sterminio, avvenuta nel 1942), previo pagamento delle due tasse prescritte a cui Freud riuscì a far fronte, nonostante le finanze e i guadagni fossero in netto declino; nella lista egli non incluse le sorelle (quattro di loro moriranno nei campi di sterminio), ma sua moglie Martha, i figli e i nipoti, le proprie domestiche e il suo medico personale con la famiglia di questi. L’ex paziente e amica Marie Bonaparte gli fornì il denaro per il viaggio e l’appoggio necessario. Freud partì da Vienna insieme a diciassette persone, tra amici e familiari.

Secondo Élisabeth Roudinesco, non volle abbandonare le sorelle ma fu costretto a lasciarle a Vienna dagli eventi precipitosi e dalla fretta con cui scappò dalla capitale, sperando di farle partire per Londra più tardi. Come tutti gli ebrei dell’epoca pensava che i nazisti non avrebbero deportato donne anziane. Nessuno immaginava la shoah; le sorelle di Freud non riusciranno più a lasciare Vienna e a ricongiungersi con il fratello, rimanendo vittime dei nazisti dopo la morte dello psicoanalista.

Freud, privato intanto della cittadinanza austriaca e divenuto apolide, in pessime condizioni di salute, si preparò a lasciare Vienna: pochi giorni dopo, accompagnato da Martha e da Anna, che nel frattempo era stata rilasciata, partì per Londra dove avrà lo status di rifugiato politico. Secondo alcune testimonianze, come quella di Vittorio Mussolini, su richiesta di alcuni psicoanalisti italiani Benito Mussolini (a cui Freud aveva inviato una dedica con autografo qualche anno prima su una copia di Perché la guerra?) si interessò della sorte di Freud, cercando, inutilmente, di intercedere presso Hitler perché fosse lasciato in pace nella sua casa viennese, o, secondo lo storico Piero Melograni, per farlo mettere in salvo senza conseguenze gravi, come in effetti avvenne.

La malattia e la morte
Un anno prima della morte, nel 1938, al suo arrivo a Londra aveva concesso un’intervista, la quale si era conclusa con uno sguardo alla strada ancora da percorrere per la scienza neonata: «La lotta non è ancora terminata», affermava. Quando era morta sua madre, Amalia Nathanson Freud, a 95 anni, nel 1930, Freud, già malato di tumore, aveva scritto a Ernest Jones di avere finalmente guadagnato la libertà di morire, perché era sempre stato ossessionato dall’idea che potessero comunicare alla madre la sua morte.

Freud si era ammalato di carcinoma della bocca già negli ultimi anni viennesi: nel 1923 aveva subito due operazioni per una leucoplachia al palato, dovuta al fumo, ma negli anni successivi la lesione ricomparve trasformandosi in un epitelioma del cavo orale, con metastasi ossee, con il quale convisse per 16 anni. Freud fumò sigari per la maggior parte della sua vita, e ciò, probabilmente, favorì l’insorgere della malattia.

Nonostante varie cure e ben 32 operazioni, alla fine dovette subire l’invasiva asportazione della mascella, che lo costringerà a lavorare quasi esclusivamente in silenzio, effettuando sedute ascoltando solamente i pazienti e all’inserimento di una protesi. Anche in seguito all’asportazione della mascella a causa del cancro continuerà a fumare. Si dice infatti che abbia fumato una scatola di sigari al giorno sino alla morte. Sull’uso e abuso di cocaina da parte dell’illustre studioso della psiche parimenti molto si è dibattuto.

Tomba di Freud e della moglie, Golders Green Crematorium, Londra
La perdita di un figlio e di un nipote prima, negli anni ’20, e la persecuzione nazista poi, non fecero che aggravare il tutto. Nel 1939, un anno dopo essere giunto a Londra e aver subito l’ultima operazione e la radioterapia, il cancro era in fase terminale, e venne dichiarato inoperabile.

Il 21 settembre 1939, Freud, consumato fra atroci sofferenze, sul letto di morte mormorò al dottor Max Schur, proprio medico di fiducia: “Ora non è più che tortura e non ha senso” e poco dopo ancora: “Ne parli con Anna, e se lei pensa che sia giusto, facciamola finita”. Freud si affidò al sentimento della figlia e il medico aumentò gradualmente la dose di oppiacei. Morì due giorni dopo, senza risvegliarsi dal sonno tranquillo che la morfina gli aveva provocato.

Il corpo di Freud venne cremato dopo una cerimonia civile, con Stefan Zweig tra coloro che pronunciarono l’elogio funebre, e le ceneri tumulate in un cimitero londinese, per essere poi traslate alcuni anni dopo nel tempio crematorio Golders Green nella zona nord della città (che aveva ospitato già la cerimonia funebre e la cremazione), e messe in un antico vaso greco, dove verranno tumulate anche quelle della moglie Martha, morta nel 1951.

La sua casa di Londra è nel famoso quartiere residenziale Hampstead nella zona Camden, non lontano dal centro di psicoanalisi, dove lavorerà, anni dopo, la figlia Anna. Dopo la morte di Anna la casa è stata trasformata per volontà di Anna stessa in museo.

Familiari
Tra i figli di Freud, fu Anna che si distinse anch’essa quale psicoanalista, specialmente nella psicologia dell’infanzia e dello sviluppo del bambino. Freud è anche il nonno del pittore Lucian Freud e del commediografo Clemente Freud, nonché il bisnonno della giornalista Emma Freud, della stilista di moda Bella Freud e di sua sorella, la scrittrice Esther Freud. Freud era inoltre lo zio di Edward Bernays (il padre Ely Bernays era il fratello di Martha Bernays, moglie di Freud. La madre Anna era la sorella di Freud, per cui Freud era zio di Bernays sia da parte sua che della moglie). Bernays è considerato uno dei padri del settore delle pubbliche relazioni e della propaganda, è stato uno dei primi a sperimentare la manipolazione dell’opinione pubblica utilizzando la psicologia subliminale, divenendo un importante spin doctor, ossia consulente di campagne politiche, negli Stati Uniti. Aiutò finanziariamente lo zio quando questi era quasi sull’orlo della bancarotta a causa della crisi del ’29.

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