Esopo

di | 23 Gennaio 2021

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Esòpo (in greco antico: Αἴσωπος, Áisōpos; 620 a.C.circa – Delfi, 564 a.C.) è stato uno scrittore greco antico, contemporaneo di Creso e Pisistrato (VI secolo a.C.), noto per le sue favole.

BIOGRAFIA

Della sua vita si ha una conoscenza soltanto episodica, basata su pochi riferimenti presenti nell’opera di scrittori di epoca successiva come Aristofane, Platone, Senofonte, Erodoto, Aristotele e Plutarco.

Un riferimento alla figura di Esopo si trova anche nella fiaba egizia della schiava Rhodopis, o Rodopi, un antico prototipo di Cenerentola e altri racconti di favole e fiabe. Una fonte decisamente successiva è una morte di Esopo che raccoglie gran parte dei racconti popolari su Esopo. La Vita circolò nel Medioevo almeno dal XIII secolo; il monaco trecentesco Massimo Planude la trascrisse come prefazione a una raccolta delle favole dello scrittore greco. La mancanza di fonti certe e riferimenti coevi ha portato alcuni studiosi a mettere in dubbio la maggior parte della tradizione sulla vita di Esopo.

La tradizione
Secondo la tradizione, Esopo giunse in Grecia come schiavo. Sulle sue origini sono state formulate diverse ipotesi: Tracia, Frigia, Egitto, Etiopia, Samo, Atene, Sardi e Amorium. L’ipotesi di una sua origine africana oggi è piuttosto accreditata: lo stesso nome “Esopo” potrebbe essere una contrazione della parola greca per “etiope”, termine con cui i Greci si riferivano a tutti gli africani subsahariani. Inoltre, alcuni degli animali che compaiono nelle favole di Esopo erano comuni in Africa, ma non in Europa (si deve tener presente la diversa distribuzione all’epoca di animali come il leone berbero, oggi quasi estinto). Si deve anche osservare che la tradizione orale di moltissimi popoli africani (ma anche dei popoli del Vicino Oriente e dei Persiani) include favole con animali personificati, il cui stile spesso ricorda molto da vicino quello di Esopo.

Esopo sarebbe stato schiavo di un certo Xanthos (Ξάνθος), dell’isola di Samo. Si ritiene che abbia ottenuto la libertà, perché Aristotele, nel secondo volume della Retorica, fa riferimento a un discorso pubblico tenuto da Esopo in difesa di un demagogo di Samo. In seguito visse alla corte di Creso, dove conobbe Solone, e a Corinto ebbe occasione di conoscere i sette saggi. Visitò Atene durante il regno di Pisistrato, occasione in cui avrebbe raccontato la favola Le rane chiedono un re per dissuadere la cittadinanza dall’intento di deporre Pisistrato a favore di un altro regnante. Delle fonti supponevano che Esopo si espresse apertamente contro la tirannia, guadagnandosi l’ostilità di Pisistrato, contrario alla libertà di parola.

Secondo Erodoto, Esopo morì di morte violenta, ucciso dalla popolazione di Delfi, dopo essere stato assalito durante una delle sue orazioni pubbliche. Erodoto non fornisce alcun indizio circa le cause di questa uccisione, che nel tempo è stata spiegata da altri autori in vari modi : si è sostenuto che Esopo fosse rimasto vittima della giustizia, condannato a morte e decapitato, probabilmente a causa del suo sarcasmo, con il quale avrebbe offeso in più occasioni la popolazione di Delfi, o che fosse stato messo a morte con una pesante accusa di sacrilegio (secondo alcuni, le accuse che vennero mosse contro di lui, sarebbero state false). Sempre secondo Erodoto, alla morte di Esopo seguì una pestilenza che il popolo di Delfi interpretò come punizione divina per l’omicidio commesso.

Si dice che fosse di aspetto orribile, un uomo gobbo e deforme, ma non tutte le fonti sono concordi in merito. Sul mito della bruttezza di Esopo si basa l’attribuzione del nome “ritratto di Esopo” a una statua di marmo grottesca che si trova a Villa Albani, a Roma.

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