WALTER BONATTI

di | 28 Gennaio 2021

Nato nel 1930, figlio di Angelo Bonatti (1888-1973) e Agostina Appiani (1899-1951), aveva una sorella deceduta in giovane età; inizia la sua attività sportiva facendo il ginnasta nella società monzese Forti e Liberi. Nel 1948 compie le sue prime scalate sulle Prealpi lombarde, ma già dall’anno successivo inizia un susseguirsi di imprese dalle difficoltà estreme, cercando soluzioni ai problemi alpinistici dell’epoca e spostando sempre più avanti i limiti dell’umanamente possibile. 

Walter-Bonatti-gimp

Per mantenersi in quegli anni svolge il duro lavoro di operaio siderurgico presso la Falck, andando sulle montagne lombarde solo la domenica dopo il turno di notte del sabato.

Nel 1949 Walter Bonatti ripete la via Ratti-Vitali sulla parete ovest della Aiguille Noire de Peuterey (seconda ripetizione), la via di Cassin sulla parete nord delle Grandes Jorasses (quinta ripetizione con l’amico Andrea Oggioni) e la via di Vitale Bramani e Ettore Castiglioni sulla parete nord-ovest del Pizzo Badile.

Nel 1950 tenta la sua prima grande impresa in apertura di una nuova via: la parete est del Grand Capucin, una parete di granito rosso mai scalata prima, nel gruppo del Monte Bianco. Il 24 luglio parte alla volta di quella guglia di 400 m di granito, insieme con il monzese Camillo Barzaghi, ma una violenta tormenta li fa desistere dopo solo poche decine di metri e sono costretti a bivaccare vicino al Rifugio Torino, poiché quest’ultimo è troppo costoso per le loro tasche. Dopo tre settimane riprova la scalata, questa volta con Luciano Ghigo, che ha casualmente incontrato nello stesso campeggio in fondovalle. Ma anche in questa occasione, dopo i primi tre giorni di bivacchi in parete, il tempo si guasta e una violenta tempesta di neve, complice un muro liscio e verticale di 40 m da superare, li costringe a una ritirata lunga e difficile per le condizioni in cui avviene. La conquista viene rimandata.

Nel 1951 ritenta con Luciano Ghigo il Grand Capucin. È il 20 luglio. Questa volta due giorni bastano per coprire la distanza scalata l’anno precedente in tre giorni e anche il muro verticale di 40 m viene superato. Ma ancora una volta il tempo volge al peggio e sono costretti ad un ulteriore bivacco in parete, appesi alle corde, in mezzo alla tempesta. Il giorno seguente giungono in cima e riescono a raggiungere il Rifugio Torino solo la notte seguente, in mezzo alla tempesta. È la prima volta che una via porta il nome di Bonatti. I festeggiamenti che seguono la riuscita di questa impresa però durano poco: Agostina, la madre di Walter, infatti, muore per la gioia della vittoria del figlio. Al ritorno dei due alpinisti, Gaston Rébuffat definirà questa scalata come “la più grande impresa su roccia realizzata fino ad oggi, un’impresa di cui l’alpinismo italiano può andare fiero. »

Nel 1952 è la volta dell’Aiguille Noire de Peuterey per la cresta sud, con Roberto Bignami.

Richiamato alle armi, è in prima istanza assegnato alla Scuola Motorizzazione della Cecchignola. In seguito alle sue proteste, viene riassegnato al 6º Reggimento alpini; qui frequenta numerosi corsi di alpinismo, che gli fruttano un ottimo allenamento.

Nel febbraio 1953 compie la prima invernale della parete nord della Cima Ovest di Lavaredo con Carlo Mauri (affrontando elevate difficoltà con temperature di 24 gradi sotto zero) e qualche giorno dopo salgono anche la Cima Grande, quest’ultima nord già salita in invernale nel 1938 da Fritz Kasparek. Poco prima della fine dell’inverno, con Bignami, in due giorni di scalata, raggiunge la vetta del Cervino aprendo una variante direttissima lungo gli strapiombi della cresta del Furggen. In estate, sempre con Bignami, compie delle “prime” sulle Alpi Centrali della Val Masino (Torrione Fiorelli per la parete nord, Picco Luigi Amedeo per lo spigolo sud-ovest, Torrione di Zocca per lo spigolo est), oltre alla scalata del Monte Bianco per il canalone nord del Colle del Peuterey e al Pizzo Palù per la parete nord lungo la via Feult-Dobiasch, percorsa in condizioni quasi invernali.

Per l’ottimo livello dell’attività svolta viene ammesso al CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) . In seguito, nel 1954, consegue il brevetto di guida alpina.

Tra il 14 marzo e il 18 maggio 1956 compie la prima traversata scialpinistica delle Alpi con Luigi Dematteis, Alfredo Guy e Lorenzo Longo. Si trattò di 66 giorni complessivi, 1795 km percorsi, 136.000 m di dislivello. In realtà vi fu anche un altro gruppo che negli stessi giorni, dall’11 marzo al 19 maggio 1956 compì la traversata. Il gruppo era formato da Bruno Detassis con Catullo Detassis e Alberto Righini. L’inseguimento ebbe termine al rifugio Maria Luisa in val Formazza, dove la pattuglia Detassis si dovette fermare a causa delle condizioni meteorologiche. All’interno del rifugio, i due gruppi firmarono un accordo per completare congiuntamente la traversata, dal Colle del Teodulo al Col di Nava, pur mantenendo l’indipendenza organizzativa. Il 19 maggio, all’Alpe Monesi, i sette uomini furono festeggiati dai dirigenti del Club Alpino Italiano e della FISI (Federazione Italiana degli Sport Invernali). La FISI ha riconosciuto, come prima nella storia dell’alpinismo, la traversata di Bonatti.

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